L’uomo sano e la sua scienza – Parte prima


Se il pensiero dell’uomo sano non ci fosse dovremmo inventarlo. Meno male (significa minore fatica) che l’idea di meglio articolare il pensiero l’ha già sviluppata Freud. Nessuno prima di lui l’aveva così ben espresso.
La psichiatria dei primi ‘900 faceva capire che l’uomo nasce sano e poi si ammala, cioè che la malattia fornisce il senso: da sano a malato, appunto! La psichiatria, erroneamente, ha presupposto organiche le cause della malattia.
Per esempio la demenza precoce è una malattia mentale che a partire da un’idea di salute viene a riscontrare una mancanza, una perdita di capacità fin dai primi anni di vita. Il senso della malattia è andato del tutto perso quando sono subentrati i saperi e le teorie scientifiche psicologiche presupposte sul bambino, secondo le quali egli nascerebbe incompiuto e la sua compiutezza dovrebbe attraversare fasi di sviluppo tali da comportare posizioni schizo-paranoidi e maniaco-depressive. Insomma secondo le nuove scienze sull’uomo, si nascerebbe malati e se tutto va bene si potrebbe migliorare un po’. Tutto ciò è un grossolano errore del ‘900 che ha origini ben più lontane. Da dove?
Troppo schematicamente dirò degli idealismi presupposti, astratti ed immaginati. Un’idea del percorso la si può trovare indicata in alcuni miei articoli dei Dialoghi tra padre e figlio.
Il pensiero malato, dunque, ha origini lontane tra le teorie. Una tra queste, ben commentata da Giacomo Contri nella presentazione dei lavori del ’08/’09 dello Studium Cartello: il sommo bene che schiaccia il bene di ciascuno, e che Platone illumina dall’interno della sua caverna mettendo in luce i prigionieri truffati dai tanti burattinai che per secoli hanno manovrato le marionette del bene presupposto e continuano a smanettare. Il bene presupposto ha fatto e fa una infinità di vittime.

Immagine tratta da Catalogo delle opere di Ettore Gramaglia. Dialoghi tra padre e figlio, (n. 56) Torino, LFLP, (2002)