L’uomo sano e la sua scienza – Parte terza


E’ necessario comprendere come l’uomo nasca sano e venga sistematicamente corrotto a pensare il proprio svantaggio a beneficio di una collettività che sceglie il suicidio di massa invece di tentare di capire e salvare il soggetto modificando il proprio modo di pensare.
Nella catatonia narcisistica -che è psicosi pura- e dopo il ’20 l’hanno anche chiamata nevrosi narcisistica, l’individuo è omologato ed è diventato adeguato al suo universo da cortile per cui si modella a ciò che gli viene chiesto e richiesto dal cortile appunto. Nella piazzetta del grande fratello di uno spinto conformismo (tv, media, stupefacenti, oggetti simbolo, significanti a catena, perfino agli oggetti d’arte, o/e ricerche storiche sulla psichiatria) negli standard in uso collettivo, l’individuo si adatta al sociale pre-stabilito in quanto quegli oggetti fanno da surrogato alla sua perduta legge di moto. Sono diventati gli IDEALI a cui fare riferimento nel proprio cielo (morale e/o teoria) per non cadere sfracellato in una drammatica diagnosi psichiatrica, o lasciandosi morire abbandonato nelle mani di grandi neoplasie. Semplicemente il Soggetto non può starci dentro! La soddisfazione è fuori, è sempre al di là, ma non si sa più dove cercarla: e la massa continua a proporlo ed a cercare!
Narciso non potrà che continuare a specchiarsi nel deserto della propria solitudine non potendo che continuare a vedersi attraverso il pantano delle sue feci e urine. Continuerà quindi a leggere di sé convinto di ritrovare nella lettura il sapere che gli colmerà la mancanza nel deserto dell’onnipotenza studiosa e saputa del pieno di sé, senza relazioni, ad ombrellone chiuso, senza Freud.
Troppo evidente per non vederne e coglierne l’ottusità e l’incapacità, ma troppo ghiotta per un potere burattinaio che ha solamente bisogno di ottusi ed incapaci per continuare a governare.
Catatonia Narcisistica vuol dire che Io devo diventare come Me Ideale (Io-ideale poi Super-Io), è impossibile se non con una statua, un quadro. Fermarmi lì per sempre appeso ad un chiodo: bello senz’anima, nel cortile, a forza di rinunzie e di sacrifici, riuscirò a soddisfare l’Ideale?
Specchio delle mie brame sarò sempre inadeguato? O Bello?
Narciso appunto, a guardarsi duplicato studioso su di un libro mai consumato, a studiare senza leggere in una spiaggia deserta abitata dai sabato sera sempre nulli di una vuota speranza. Ciò prima di riconoscere e ricordare che c’era un’amica, un legame che per essere riconosciuto deve fare il giro dell’universo e calarsi a cogliere un Dalì o un Gramaglia quotidiano, non un genio (non si nasce mai geni), ma un pacifico uso di Io riconosciuto senza premio da un compagno di strada slegato.
Si tratta di quella pulsione libera di andare a meta, ma trattarla ha a che fare con “Esci con un altro”, altrimenti non se ne esce!
Prosciugare la pozzanghera delle proprie deiezioni vuol dire bonificare, cioè portare Es là dove Io possa avvenire. Era con la metafora della bonifica dello Zuiderzee – il più importante recupero territoriale avvenuto in Europa nei Paesi Bassi del XX secolo- che Freud indicava la strada nel ’32. Vuol dire conoscere Es, averci a che fare, frequentarlo, praticarlo, attraversarlo, non sistematizzarlo, non ordinarlo prima, non teorizzarlo, non precostituirlo, ma conoscerlo per produrre dei frutti, visitarlo per non rimanere ciechi nel deserto, nelle acque o nella palude.
E’ il quadro (50×78) che Dalì andò a mostrare Freud nel corso del loro unico incontro avvenuto a Londra in un pomeriggio di luglio del ’38 a Maresfield Gardens.
Certo l’uomo e la sua scienza è un progetto che ha ed è futuro. L’uomo non può più stare ingabbiato nella caverna o appeso ad un filo. La sua scienza toccherà ciascuno: è solamente questione di tempo. Noi lavoriamo con serenità, certi che questo tempo appartiene sempre più all’uomo.

Immagine 1 tratta da Catalogo delle opere di Ettore Gramaglia O.E.G. Dialoghi tra padre e figlio, (n. 159) Torino, LFLP, (2002)