L’imprenditore: dove desiderio, intelligenza, ed eredità sono unite – Parte prima

Il pensiero del bimbo è senza limiti ed è facilmente accertabile.
Le teorie che sorreggono la constatazione sono viceversa molto nocive al suo pensiero sano. Ad esempio, si obietta che il bambino non conosca la tabellina matematica e che la debba imparare. La necessità la troverà lui, con il suo tempo. Eventualmente si potrà dire che il suo pensiero è limitato verso la matematica, ma solamente quando lui vorrà apprenderla e non ci riuscirà. Prima di quel giorno non si potrà dire che è limitato in quella direzione.
Tutto ciò, che entra nel campo della afferrabilità da parte sua, rende illimitato il pensiero del bambino.
Se incominciassimo a parlare delle difficoltà scolastiche finiremmo per radere al suolo quasi la totalità di ciò che chiamiamo didattica, quella che servirebbe a rendere intelligibile, facile, accessibile, tangibile una materia.
Nei fatti è la didattica che non comprende il bambino, non esiste il viceversa. Per intendere qualche cosa bisogna desiderarlo. Per imparare il teorema di Pitagora non si tratta di unire al duro apprendimento un fattore di gradevolezza come suggeriva T.Tasso, cioè di spalmare il miele, i “soavi licor ”, sull’orlo del bicchiere che lo contiene, così, ingannato dal dolce, mi ingoio anche il teorema.. E’ che il teorema di Pitagora o m’interessa o non mi interessa. Se verrà un tempo che mi interesserà lo conoscerò!
La difficoltà scolastica a qualsiasi livello o grado scolastico è una pura faccenda di limitazione del pensiero, ma all’inizio il pensiero era illimitato. Non ha dunque senso parlare delle difficoltà della matematica. Sostiene Giacomo B. Contri che la difficoltà della matematica è colpa di quel dannato di Pitagora: “Non posso spiegare tutto questo, ma lasciatemi almeno fare una battuta: se ci sarà il Giudizio Universale, Pitagora ne passerà di tutti i colori! Perché è lui che ci ha chiusi, inibendoci nel quadrato, nel triangolo, nella sfera”.