Proiezioni ovvero il potere del burattinaio

Una signora mi contatta per un solo colloquio dichiarando di essere guarita da un fastidio che le dura fin da giovinetta, del quale ha bisogno di parlarmi. E dice:
“Durante tutta la mia vita lavorativa ho avuto a che fare con neuropsichiatri, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti: tutti superiori a me di grado, tutti dottori! Troppo spesso mi sono sentita inferiore, e mi son sottomessa, mio malgrado, chinando la testa. Da poco tempo ho detto basta, sono stufa di subire, ed ho incominciato a rispondere, a pormi come ero capace, sono uscita dallo stato d’inferiorità e mi son detta che non potevo continuare a pensare che questi dottori che avevano conseguito un titolo superiore al mio, avrebbero potuto formulare chissà quali opinioni nei miei confronti”.
E’ quantomeno curioso che la signora si rivolga a me, in quanto dottore psicoterapeuta, proprio nel momento in cui decide di farla finita di subire dai neuropsichiatri, psicologi, ecc… Mi chiedo se sia sufficiente una decisione di questo tipo in quanto atto di volontà, e lascio parlare la signora in proposito, per capire come e se ha lavorato la questione.
Mi trovo di fronte ad un soggetto che espelle da sé e localizza in altri ciò che rifiuta di sé. Forse la signora non riesce a cogliere il desiderio che ha di ambire ad un titolo di studio superiore?
Mi chiedo se riuscirà a ribaltare questo suo modo di pensare e come potrà riuscirci. Uscirà dalla preoccupazione per far sì che quei giudizi non imperversino come condanne? Potrà comprendere che le sentenze in primo luogo è lei ad emetterle su di sé?162 r1
Un punto di partenza potrebbe essere individuato attraverso una mappatura: questi giudizi-sentenza giungono sempre da persone che l’individuo ritiene più altolocate che rivestono sempre un ruolo sociale, uno status superiore al proprio.
Di contro in altre situazioni il soggetto stesso emette le sentenze più spietate nei confronti di quelle persone che ritiene inferiori.
Quindi queste verbalità che l’individuo suppone verrebbero fatte da persone poste su un asse di valori oscillanti da un minimo ad un massimo giacciono su di una verticalità. Tali giudizi non vengono mai distribuiti su un piano orizzontale paritario di confronto e il pensiero rappresenta una opinione che potrebbe essere esaminata con altri per giungere eventualmente ad un atto di esecuzione e produrre dei risultati paragonabili e giudicabili.
In primo luogo per star meglio la persona potrebbe avvicinarsi alla comprensione che quei giudizi le appartengono e che è lei a proiettarli sugli altri, ricevendo come boomerang le feroci condanne nei suoi confronti: è proprio lei a far dire ad altri ciò che non riconosce di se stessa.
Questi fenomeni possono rivelarsi molto normalmente nelle persone, ma hanno la loro origine nella paranoia, arcaiche proiezioni intollerabili al soggetto che è costretto ad espellere.
Proprio come il burattinaio con i suoi fantocci che nella verticalità li controlla, così il Super-Io comanda la marionetta Io nel teatrino della vita.1
Così la signora convinta della sua guarigione mi ha salutato con un sorriso pagandomi la seduta; ho ricambiato con l’efficacia di aver incassato con la nota uno ciò che ho lasciato cadere in quanto presupposto. Infatti il mio posto non è nel potere burattinaio, se mai quello del deuteragonista2, ovvero, come si dice, far da spalla.

 1.Scrive Freud: “Una porzione del mondo esterno è stata abbandonata, almeno parzialmente, come oggetto, e in compenso è stata assunta nell’Io (mediante identificazione), diventando perciò parte integrante del mondo interno. Questa nuova istanza psichica seguita a svolgere le funzioni che erano state esercitate a suo tempo da quelle persone del mondo esterno, essa osserva l’Io, gli impartisce degli ordini, lo orienta e lo minaccia con punizioni, esattamente come i genitori di cui ha preso il posto. Chiamiamo questa istanza Super-io, e la avvertiamo, nella sua funzione giudicante, come la nostra coscienza morale. Rimane notevole il fatto che il Super-io dimostra spesso una severità di cui i veri genitori non hanno dato prova; ed è notevole anche un altro fatto, che il Super-io chiama l’Io in giudizio non soltanto per le azioni effettivamente compiute, ma anche per i pensieri e gli intenti irrealizzati che a quanto pare il Super-io conosce. […]
La eccessiva severità del Super-io non segue perciò un modello reale, ma corrisponde piuttosto all’intensità con cui il soggetto ha dovuto difendersi dalla tentazione del complesso edipico”.
Dal Compendio di psicoanalisi, capitolo 9, Il mondo interno, 1938, OSF, vol 11, pp. 632-633.

2.G.B.Contri,Think! del 28-29 gen.2017, <http://www.giacomocontri.it/BLOG/2017/2017-01/2017-01-28-BLOG_domenica_deuteragonista.htm>

Immagine tratta da O.E.G. n. 162 Il potere burattinaio