Il lavoro (del soggetto sano e soddisfatto)


Un’altra idea di lavoro: la rivoluzione del “so cosa desidero”

Lavoro: Freud ci ha indicato fin dall’interpretazione dei sogni che in ciascun soggetto in primo luogo è in atto il lavoro di pensiero. Il capitolo sesto è dedicato esplicitamente ai sogni nelle operazioni di condensazione e di spostamento: “Il sogno (…) è una forma (…) del nostro pensiero, resa possibile dalle condizioni dello stato di sonno (…) che tenta di risolvere i compiti che la nostra vita psichica ha di fronte, e non è più sorprendente del fatto che tenti di risolverli la nostra coscienza vigile e implica soltanto l’aggiunta che questo lavoro può svolgersi anche nel preconscio”.1

Non solo il lavoro appartiene al pensiero cosciente, ma è attivo nel modo più efficace nel sonno, il sogno ci indica le vie percorribili per una migliore soddisfazione perché è più in contatto con il bimbo sano e ne suggerisce l’accesso.

Rendersi conto che il lavoro ha avvio dal pensiero personale di ciascuno e che in primo luogo mira alla soddisfazione del soggetto è una rivoluzione che presuppone un tutt’altro approccio del melanconico lavorare stanca2, presuppone un partner che non è necessariamente una donna!

E’ un cambio di rotta che implica un lavoro con sé: non è sufficiente pubblicare i propri pensieri coatti e patologici, è un recupero del bimbo nel suo diritto e nella sua economia di adulto consapevole sorretto dalla ricerca del “so cosa desidero”.

Ciò che serve all’adulto del bimbo sano è la capacità di questi a rivolgersi all’universo, di essere pre-disposto a qualsiasi soluzione purché sia conveniente lavorarla insieme all’altro, cioè ad incontrare per produrre partner di pensiero che è amore.

Il lavoro non è necessariamente collegato al salario, ma sempre al pensiero, all’imprenditoria di avere un partner per il profitto, il salario può diventare una costrizione, l’imprenditore non è un salariato, tuttalpiù un creativo che è sul mercato con la sua merce per lo scambio.

Se non c’è accesso al colto prima della cultura3 -attraverso il lavoro di pensiero su di sé con sé dove si percepisce accogliendo l’estensione di tutto ciò che capita a tiro- si vive inibiti, insaccati nel solito, nel cliché del tirare avanti la carretta del fardello del lavoro che stanca.

Anche sapersi riposare è lavoro!

1 S. Freud, L’interpretazione dei sogni, 1899, OSF, vol 3, p. 463

2 Lavorare stanca è una raccolta di poesie di Cesare Pavese pubblicata nel 1936.

3 la voce: “bambino”. G. Gramaglia, Rubrica di psicologia della vita quotidiana, 2006, Ed. LFLP

4 http://www.psicologo-gramaglia-torino.net/giancarlo_gramaglia/index.php?option=com_phocagallery&view=categories&Itemid=268

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Ti faccio che mi fai:
Ettore Gramaglia, 1935, Secondo autoritratto, olio su tavola (43×36).
Dal: Catalogo delle opere di Ettore Gramaglia. Dialoghi tra padre e figlio, n.57, LFLP editore (2002)4.