“Only you”1 continua nel ricorrente ed instancabile richiamo: “solo tu riesci a rendere tutte queste parole luminose” che contiene l’errore intellettuale dei secoli2; la simulazione del sembiante prosegue alimentando l’illusione mai placata di un niente psicopatologico che s’avvolge sulla mancanza del nulla, del non detto.
Cercando di onorare attuando quello che ho enunciato sinteticamente, occorre mettere mano al concetto dell’essere e alla morale, in quanto espressioni delle idee inibenti, liberandosene. Perché tali concetti filosofici non rappresentino un circolo vizioso fissato nell’infermità, è importante soffermarsi sul fatto fondante che il pensiero è in primo luogo giuridico, costitutivo di ciascuno.
“Solo tu riesci ad illuminare l’oscurità”, certo metaforicamente, ma con quale atto espropriativo si può attribuire ad un altro il mio destino, se non nella totale ingenuità ed illusione, riprendendo ciò che ho appena osservato sopra?
Non è presunzione né egoismo, ma sano-salutare diritto, riconoscere che solamente io sono padrone e responsabile delle mie scelte.

Solo tu riesci a rendere tutte queste parole luminose
Solo tu riesci a illuminare l’oscurità
Solo tu e tu soltanto riesci a farmi rabbrividire come fai
E riempi il mio cuore di amore per te sola
Solo tu riesci a operare questo cambiamento in me
Perché è vero tu sei il mio destino
Quando hai stretto la mia mano ho compreso la magia che fai
Tu sei il mio sogno divenuto realtà
Tu, mia unica e sola
Solo tu riesci a operare questo cambiamento in me
Perché è vero tu sei il mio destino
Quando hai stretto la mia mano ho compreso la magia che fai
Tu sei il mio sogno divenuto realtà
Tu, mia unica e sola”

 Il passaggio fondamentale del quale ciascuno dovrebbe appropriarsi per star meglio, è: “sono io con…”, impresa non facile tant’è che occorre un lavoro con lo psicoanalista, ma anche già solamente ricordando come facevamo ancora da bambini per difenderci.

Il pensiero di natura3 non sostiene l’ “only you”, e non potrebbe mai farlo perché fin dalla nascita c’è un soggetto in rapporto con un altro, per cui i posti sono due, ma sono dissimili.
Ci sono due posti preparati: uno lo occupo io, l’altro lo occupa chiunque sarà cortese con me, senza che io discrimini alcuno.
Ecco la fondamentale importanza del rapporto posta in relazione al soggetto.
Infatti il nascituro non seleziona un bel niente, anzi se non trovasse altri nel suo rapporto morirebbe. E’ colei, che nella stragrande maggioranza dei casi risulta la madre, che si prende cura di lui a sua insaputa, e non solo.
Intendo concludere ponendo la stessa domanda del titolo: “a che cosa serve un uomo?”.
Certamente nella nostra cultura non è affatto ovvio che i posti siano scambiabili, ma stiamo operando in questa direzione nell’amicizia del pensiero, e benché i posti non siano i sessi, i sessi come i posti sono due.
Augurandomi di poter essere mezzo per qualcuno per poterlo servire, invio i migliori possibili “buoni pensieri” a ciascuno.

1.Famosissima canzone, espressione dell’amore a prima vista, cantata da The platters (1955), e risuonata in tutto il mondo con interpreti più o meno illustri.
2.Delicato nel ricordarcelo Contri nel Think! del 4-5 marzo 2017 con “Il salotto di Atene”:http://www.giacomocontri.it/BLOG/2017-03/2017-03-04-BLOG_domenica_salotto_atene.htm
3.Rimando perlomeno al sito per poter avere una prima idea sul come muoversi in questo non banale approccio: http://societaamicidelpensiero.it