Ansia generalizzata: come riconoscerla e come curarla

Ansia generalizzata

L’ansia generalizzata consiste in un affanno costante, accompagnato da un senso di demotivazione e smarrimento e dal non riuscire a trovare soddisfazione nella maggior parte del tempo della propria vita. 

Al posto di ansia generalizzata, preferisco solitamente utilizzare il termine angoscia, caratteristico dell’approccio freudiano.

In estrema sintesi, Freud comprese che la malattia traeva origine dalla prima infanzia. Da piccolo, sotto la pressione dei dettami educativi, il bambino viene infatti costretto a rimuovere la sua pulsione libidica, ovvero il suo diritto al piacere.

Potremmo dire che il mancato riconoscimento del diritto al piacere, necessario alla sua stessa sopravvivenza, induce nel bambino uno stato di angoscia e smarrimento. Ne consegue una sorta di segregazione dell’Io nella prigione della rimozione. In altre parole, il bambino non si sente più autorizzato ad accedere alla propria soddisfazione e percepisce per questo un senso di pericolo che potrebbe ripresentarsi nelle fasi successive della sua vita.

Quali sono le cause dell’ angoscia?

È una domanda che mi sento ripetere da tutta la vita. In realtà è una domanda sbagliata. L’ansia generalizzata infatti non è caratterizzabile né definibile attraverso una causa. L’ansia generalizzata non ha cause. Anzi, il lavoro psicoanalitico di revisione della propria storia personale giunge spesso a compimento proprio nel momento in cui il paziente riesce a riconoscere che non esiste causa. Quello è semmai il meccanismo della paura, che è diretta conseguenza di un pericolo reale. L’angoscia è invece per definizione la paura del niente

Il bambino prova angoscia perché sperimenta una contraddizione al suo pensiero. Un pensiero in continua attività, come mostrano quelle elaborazioni alle quali Freud diede il nome di “teorie sessuali infantili”. In esse si esercita la competenza infantile nel predisporre al meglio le proprie relazioni con gli altri. In parole più semplici, il bambino sa esattamente come comportarsi per ottenere la propria soddisfazione nelle relazioni con gli altri. Quando questa soddisfazione viene negata (è importante riconoscere sempre le necessità del bambino, il che non vuol dire certo permettergli di fare sempre tutto ciò che vuole) ecco che sopraggiunge l’angoscia.

Come si cura l’ansia generalizzata?

Nell’adulto l’ansia generalizzata è caratterizzata da un affanno costante, accompagnato da un senso di demotivazione e smarrimento e dal non riuscire a trovare soddisfazione nella maggior parte del tempo della propria vita.

La cura passa attraverso un’attenta indagine della storia personale del paziente. È necessario che egli ripercorra i passaggi della sua vita, per riscoprirli e rileggerli sotto una luce nuova. La cosa più importare è che il paziente impari ad abbandonare progressivamente le regole del sistema che gli è stato imposto da bambino, ovvero il freno che non gli consente di uscire dai binari del prestabilito. L’angoscia è tutta lì, in un prestabilito da accettare a priori che non concede appello.

Se il freno si allenta, anche l’angoscia si dissolve.

L’obiettivo di una buona terapia è accompagnare il paziente a riappropriarsi del proprio diritto alla soddisfazione, attraverso il riconoscimento della sua capacità a soddisfarsi secondo le sue regole.

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