Gli attacchi di panico rinviano ad uno scenario di guerra dal quale si tratta di fuggire in fretta per non essere colpiti. Non è chiaro da che cosa si sarebbe colpiti, né il perché del panico, poi soprattutto non si sa dove scappare!

Gli attacchi di panico sembrano far riferimento ad una presunta disciplina detta psicologia delle emozioni: un impasto mimato di espressioni accompagnate dal tono di voce e mescolate in nozioni di credenze, spesso collegate a superstizioni indiscutibili. Magazzino confuso di sensibilità, crisi di panico, vuoto, tristezza, desolazione, mancanza, crisi d’ansia, come il contrario: bontà, sorriso, entusiasmo, gioia che definiscono ed esprimono la modalità di collegare l’uomo in quanto derivato dall’animale: l’istinto naturale dell’uomo!

Spinte a molla queste emozioni scattano come proiettili appena giunge il comando camuffando nell’idea del “son fatto così” ogni tentativo di saperne di più. Anzi viene ancora esibita e proclamata la libertà dell’essere quale forma espressiva più sincera e comune.

Questo drammatico sistema di pensare l’uomo in quanto solamente frutto dell’evoluzione istintuale è sostenuto ed amplificato da tutta una letteratura, dalla psicologia, dal giornalismo, dalla scuola, dalla tecnologia fino alla pubblicità diffondendo in ogni dove il sapere meccanico del causa-effetto che conduce alla negazione ed al rinnegamento della scoperta degli affetti.

L’affetto è il primo luogo di pace, cioè capacità di accogliere il tempo vissuto senza frenesia, senza la fretta che fa scattare eccitazioni rapide da sentenza definitiva, ma associa le rappresentazioni, cioè quel che “cosa viene in mente” di freudiana memoria, il pensiero.
Vivere il tempo della propria vita nella serenità dell’accogliere il proprio pensiero tranquillamente permette all’individuo in primo luogo di organizzarsi in modo da riconoscere i propri piaceri e le proprie soddisfazioni senza essere costretto ad arroccarsi dietro false fughe, da fretta contingente, vittima di un bombardamento inesistente, o meglio riconoscibile ed individuabile per organizzarsi al meglio.

L’affetto e la rappresentazione vanno a braccetto ci ha insegnato Freud, quando c’è scissione tra i due siamo nella patologia: non si riconoscono più, si scappa non sapendo da dove e da chi subendo la sensazione di un attacco!

E’ falsa la contrapposizione guerra e pace: per l’uomo l’unica strada è la certezza del proprio ordinamento ricercandolo ed elaborandolo costantemente nella pace e nella serenità.

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