1895  –  1896  –  1897  –  1898

1900  –  1902  –  1913

“Venezia getta tutti nel disorientamento. Stiamo davvero molto bene qui. Ti scrivo dalla camera la cartolina della vista dalla finestra in Riva degli Schiavoni dove sono alloggiato, con l’intestazione di Casa Kirsch. Non è un segnale d’insonnia. Scrivo alla finestra con la più incantevole vista mattutina su S. Maria della Salute e San Giorgio Maggiore. Ho appena trovato la tua seconda lettera nella fessura della porta. …..”.

scrive a Martha nel 1895

Era dunque un sogno: “pensai fosse quello di un ‘porco’: non escludo che esso fosse associato con l’augurio che tu mi formulasti due anni fa, ovvero che anch’io potessi trovare al Lido di Venezia un cranio di pecora che mi illuminasse, come accadde a Goethe.”

scrive a Fliess nel 1897

Casa Kirsch Saranno le parole di Freud a condurci nei suoi itinerari, nella modernità del suo pensiero che traspira da ogni suo viaggio.
Da bimbo giunge a Vienna, studente a Parigi, e con la scienza a Berlino, percorre cercando Atene per giungere a Roma dove si chiede se il suo cercare può avere una meta. Congressi, l’America, gli scambi scientifici, e una terra d’acqua, e/o una città psicoanalitica: Venezia, dove ogni momento ti puoi chiedere dove e come il pensiero di natura possa fare la differenza nel leggere, grazie a G.B. Contri che ha letto Freud.
Quando Sigmund Freud giunge per la prima volta a Venezia ha 39 anni. Ha appena pubblicato gli Studi sull’isteria con Josef Breuer, e nemmeno due mesi prima aveva compiuto l’analisi del sogno dell’iniezione ad Irma. Analisi del sogno che gli procurerà una targa ricordo al Bellevue (2), luogo dove trascorreva l’estate con la moglie Martha.
L’ultima volta che giungerà a Venezia saranno 18 anni dopo, nel 1913, con la figlia Anna.
La prima volta non era un uomo conosciuto e noto. Nella sua Vienna, dove abitava, aveva abbandonato gli studi d’istologia e neurologia, ai quali aveva dedicato molti anni, e la carriera medica era ormai solo un ricordo. Si dedicava agli studi sulle malattie nervose ed aveva già aperto uno studio nella Bergasse 19 da alcuni anni.dalla finestra di casa Kisch
Sposato con Martha, hanno cinque figli, ed una sesta, Anna, in arrivo.
Freud è unico: ha lasciato un pensiero che cambia il modo di pensare.
Proviamo a cogliere qualcosa del viandante che ha aperto le porte del ventesimo secolo.
Sarebbe sufficiente la sua Interpretazione del sogno, e non dei sogni, per cogliere l’impronta indelebile sul tragico secolo nel quale ha vissuto. Secolo che non ha saputo meritare il suo pensiero. Ancora oggi tra ostilità e scetticismo la psicologia, la psicoterapia e la psichiatria stentano ad individuare la strada che lui ha indicato. Addirittura dell’antiquato gli viene attribuito: e ci spiega Freud che si tratta proprio della resistenza!
Gli stati di sonno e sogno fanno da specchio e da richiamo alla nostra vita di veglia. L’inconscio è pensiero con il suo linguaggio tra lapsus ed atti mancati, il transfert, la rimozione sono la testimonianza del percorso della possibile apertura che Freud ha compiuto, e di quel movimento che ciascuno può compiere per incontrarsi: viaggio attraverso di se per ritrovare il proprio capitale di soggetto.
In questi viaggi a Venezia mescoliamo le due spinte al viaggio, ricordando che la spinta è un ben preciso avvio della pulsione freudiana.
Fin dagli anni del liceo Freud desiderava viaggiare e vedere il mondo, a 72 anni indirizza a Ferenczi in viaggio la seguente frase: ”al compagno di viaggio di un tempo, che ora si permette in tutta autonomia di esaudire quei desideri di viaggio da me non realizzati, a lui non voglio negare un cordiale saluto di invidiosa partecipazione”.

Il Viaggiatore

Inizia a viaggiare nel 1895 in Italia, a Venezia; nel ’96 è ancora in Italia a Venezia, poi va a Padova, Firenze, Perugia, Siena, San Gimignano, Spoleto, Assisi, Bologna; nel ’98 in Sudtirolo, in Italia settentrionale, Svizzera, poi in Dalmazia passando per Venezia; nel 1900 è in Sudtirolo e sul lago di Garda; nel 1901 ha terminato la sua opera più popolare: La psicopatologia della vita quotidiana e tra luglio e settembre si occupa di bisessualità, ma soprattutto arriva a Roma per la prima volta lavorando e mettendo in luce il suo conflitto edipico.
Nel 1902 è a Roma e Napoli; nel 1093 è in Baviera ed in Sudtirolo; nel 1904 in Grecia; nel ’05 in Italia settentrionale ed in Svizzera; nel ’07 in Toscana ed a Roma; nel 1908 in Inghilterra a Londra per una settimana, e poi a Manchester dai suoi fratellastri Emanuel e Philipp.
Nel 1909 va in America su invito del presidente della Clark University a Worcester in Massachusetts per conferenze, con Jung e Ferenczi partirono da Brema via mare arrivando otto giorni dopo a NewYork.
Nel 1910 è in Olanda, con i figli Ernst ed Oliver, dopo essere stato in aprile al II Congresso di Psicoanalisi tenutosi a Norimberga. Ancora nel ’10 a Roma, Napoli e Sicilia con Ferenczi. Nel 1912 a Roma, come nel 1913, e vi ritornò nel ’23.
Nel frattempo e poi congressi in tutta Europa.
Se fu, come fu, un grande viaggiatore, smodato, esagerato: stancava tutti, fu ancora di più un conquistatore ed un esploratore, viaggiando in un nuovo sapere.
E’ viaggiatore del pensiero dell’uomo: è viaggiatore del, con e nel suo pensiero per poter indicare il viaggio del pensiero a ciascun interessato.
Qui mi occuperò di qualche momento quotidiano di quest’uomo in viaggio, di un aspetto particolare delle sue vacanze: di Freud a Venezia e dei suoi tours in questa città.Cartolina comperata
Ho scelto Venezia perché è una città che mi piace, mi affascina, e potrebbe essere letta in infiniti modi, come gli uomini.
Venezia città della psicoanalisi, dove si vede e non si vede. S’intuisce, ma si cela. Venezia è un po’ unica come la psicoanalisi, e come la psicoanalisi temo per il suo futuro.
Sono tre le grandi passioni di Freud: il suo lavoro con la psicoanalisi, i viaggi e l’archeologia, che sono la combinazione del suo modo di coniugare presente e futuro con il passato. L’importanza della storia per andare oltre e costruire un reale e soddisfacente presente in una prospettiva di modernità futura.
Analizzò se stesso, utilizzando Fliss e altri attraverso l’enorme sua corrispondenza. Continuò ad analizzarsi anche attraverso i viaggi: lo fece, per esempio, in concomitanza con quell’amnesia sull’Acropoli accadutagli in Grecia nel 1904.
A proposito confidò a Roman Rolland: ”dubitavo…di poter mai vedere Atene. Andare tanto lontano, spingersi tanto lontano mi pareva al di fuori di ogni mia possibilità. Ciò aveva attinenza con l’angustia e la povertà delle nostre condizioni di vita. La brama di viaggiare era di certo anche l’espressione del desiderio di fuggire a quella oppressione, unita all’impulso che spinge tanti adolescenti ad andarsene di casa. Mi si era chiarito da tempo che il mio piacere nel viaggiare constava in gran parte nell’esaudire quel desiderio di allora, era cioè radicato nella mia scontentezza nei confronti della mia casa e della mia famiglia. Quando si vede per la prima volta il mare, si attraversa l’oceano, si conoscono in realtà città e paesi che per tanto tempo non erano stati altro che lontani, irraggiungibili oggetti del desiderio, ci si sente come un eroe che, contrariamente ad ogni probabilità ha portato a termine grandi gesta”.
Il più importante segno esteriore di libertà per Freud furono i viaggi, che per lui erano al contempo segno dell’emancipazione dal padre, segno di un processo ambivalente in cui il figlio aveva più o meno risolto il suo conflitto edipico con Jacob. Suo padre morì nell’ottobre del 1896 proprio quando lui aveva incominciato ad elaborare attorno a queste questioni.
I viaggi più importanti li percorre con il pensiero: è con questo che va altrove, ma a diversità dei suoi concittadini ci sa ritornare e ci indica la strada descrivendocela.
I suoi più importanti compagni di viaggio sono il fratello Alexander, la cognata Minna, la moglie Martha, Sandor Ferenczi e poi la figlia Anna.
E gli altri compagni di viaggio: Fliess e gli altri?
E la funzione dell’altro? Il Pubblico? Pubblicare cosa vuol dire?

Sigmund Freud scrisse molto. Oltre alle sue Opere ci ha lasciato circa ventimila lettere delle quali un numero ancora imprecisato di lettere di viaggio, cartoline illustrate e postali, biglietti e telegrammi: il suo primo e principale pubblico! La maggior parte di questi documenti di viaggio sono stati inviati alla famiglia: alla moglie Martha, a Minna Bernays, al fratello Alexander, alla sorella Rosa e via via che i figli si facevano adulti a ciascuno di loro.
Le lettere di viaggio che egli scrisse hanno un tono molto personale e sono estremamente rappresentative per farci conoscere il suo pensiero: scherza tutto il giorno come uno scolaretto con Alexander, è compiaciuto di aver fatto un affare dall’antiquario, non vede l’ora di andare a fare il bagno, freme circondato dai bagagli nell’attesa del treno. Quel treno, che prima della sua analisi, lo faceva soffrire di fobia!
Attraverso il viaggio del turista emergono alcune evidenti aspetti del suo carattere sano come la sua smodata curiosità nell’impossessarsi di cose nuove. Puntiglioso, vorace e competente nelle città d’arte, frequenta trattorie come un gourmet, dorme nei più diversi hotel, stanco, ma soddisfatto calcola alla fine della giornata quanto ha speso e restituisce resoconti attraverso documenti di viaggio ai familiari.
Queste corrispondenze sono per la maggior parte brevi, però è pur vero che in alcune si dilunga molto soprattutto concentrandosi su alcuni dettagli. Il dettaglio è una caratteristica peculiare di questo suo tipo di comunicazione perché tende a descrivere ciò che l’ha colpito in un modo molto preciso. La sua scrittura ci fa scoprire un ulteriore risvolto del talento del pensiero: il suo gusto e la sua capacità di descrivere e raccontare ciò che gli capita di osservare.
Freud è felice di staccarsi da Vienna e dall’ambiente, anche se temporaneamente, regolarmente e abbastanza frequentemente le sue vacanze si svolgono tra agosto e settembre.
E’ soprattutto l’Italia ad attrarlo con le sue bellezze artistiche, storiche e naturali.

A Venezia
Freud vi soggiorna sei volte, forse sette, una vi ritorna.

Nel 1895, dal 23 agosto al 2 settembre, Freud decide per la prima volta di fare un viaggio al solo scopo di piacere. Parte da Vienna per Venezia il 23 agosto accompagnato dal fratello Alexander, di dieci anni minore di lui. E’ sposato da nove con Martha, hanno già cinque figli, ed Anna, l’ultimogenita nascerà a dicembre dello stesso anno. Raramente viaggerà da solo.
Alexander era il compagno di viaggio più prossimo, si occupa di esportazioni, e conosce bene i trasporti e le tariffe, così Freud ha in lui un valido supporto organizzativo. Dato che al fratello non poteva essere sfuggita la paura di Freud di viaggiare in treno, gli fornirà il suo contribuito a rassicurarlo.
Alcuni anni dopo saprà pubblicare la differenza tra ansia e paura, insegnandoci che l’angoscia proviene dal Super-io.
Al tempo che i due fratelli sono a Venezia muniti della guida Baedeker, già allora la più rinomata al mondo, la signora Freud incinta soggiorna al Bellevue di Koblenz presso Vienna, è proprio lì che Freud un mese prima aveva fatto il famoso sogno dell’iniezione ad Irma, che cinque anni dopo comparirà ne L’interpretazione del sogno.
A Venezia soggiorna alla Casa Kirsch, oggi hotel Metropole in Riva degli Schiavoni, vi giunge sabato 24 agosto. Sette sono i biglietti e cartoline postali che invia alla moglie Martha. Gli piace andare la mattina al Lido a fare il bagno compiacendosi della splendida sabbia, a volte ci va anche il pomeriggio. “Di zanzare ce ne sono parecchie”. “Saluta sempre i marmocchi”. “Fa molto caldo, ma fa caldo in tutto il mondo”.
Per quattro volte si reca al caffè Quadri di piazza San Marco, e di lì, passando dal ponte di Rialto, arriva a visitare la chiesa dei Frari e la scuola di San Rocco, con Tiziano, Tintoretto, Canova. Vende un bracciale ad un mercante d’arte, probabilmente Marco Testolini. La finestra della sua stanza di Casa Kirsch gode della vista su Santa Maria della Salute e San Giorgio Maggiore. A Murano compera una “sciocchezza di vetro” per Ida Fliess. Due volte in giro in gondola di sera. Visita Chioggia e Sottomarina. Tour delle chiese. Isola della Giudecca. Molti acquisti-regalo, per Martha: uno specchio, e un parastufa veneziano.
Partono da Venezia domenica 1 settembre via Vienna, per Berlino, subito dal più che amico Fliess.

Nel 1896 in agosto con Alexander due giorni e una notte il 30 e 31, c’è una cartolina dal caffè Quadri a Martha. “Piove per tutta la notte” e la mattinata, domenica 30 agosto, “la giornata si fa stupenda”. Bagno al Lido, poi nuovamente in piazza San Marco “all’antico incanto dell’antiquario” dell’anno prima. Due cartoline da Venezia a Martha. Il padre morì in ottobre.

Nel 1897 in agosto, il primo viaggio con Martha all’estero: otto giorni, dal 25 al 3 settembre: “bisogna che anche Martha veda Venezia” -aveva scritto a Fliss, probabilmente pernottano a Casa Kirsch, perché un anno dopo, nel sogno: ”stavamo alle finestre della nostra camera sulla riva degli Schiavoni e guardavamo la laguna azzurra…”.
L’evento più importante del ’97 per Freud fu l’autoanalisi. Scrive all’informato Fliss: “il paziente principale di cui mi occupo sono io. Quest’analisi è più difficile delle altre. E’ lei che paralizza la mia energia psichica e m’impedisce di descrivere e comunicare quanto ho ottenuto finora. Tuttavia penso che sia d’obbligo farla e che sia un’operazione intermedia indispensabile nei miei lavori”.
Ancora: “il 26/27 cominciano le ferie di mio fratello e con esse il viaggio di tre settimane in Italia. Bene, questa volta bisogna che anche Martha veda Venezia senza ulteriori indugi, e originariamente io avrei voluto combinare i due viaggi….per amore suo dovrò partire con lei otto giorni prima e poi rimandarla indietro prima del primo settembre”.
Il 2 settembre Martha tornò indietro e venne sostituita da Alexander e Felix Gattel, i quali da Venezia proseguirono per Pisa, Livorno, Siena, San Gimignano, Orvieto, Spoleto, Assisi, Perugia, Arezzo, Firenze.

Locuzioni che usa maggiormente:

“armistizio con le zanzare”, “viaggio non piacevole”, “caldo terrificante”, “il bagno un ristoro”, “gondola come trasporto”, “due giornate più calde del secolo, tuttavia di umore splendido”, “bagno con cavalloni, stupendo!”, “ addio mare amato!”.

Nel 1898 con Martha, due giorni. La notte dell’11 settembre arrivavano dalla Dalmazia via Trieste. “Non ho ancora nessuna voglia di tornare a casa”. Dopo, continua il viaggio da solo, si reca a Brescia e poi a Milano. Qui acquista un libro di Giovanni Morelli sulla pittura italiana. E’ probabile che questo interesse sia da mettere in connessione con la dimenticanza del nome Signorelli, che a Freud era accaduta pochi giorni prima in Bosnia. La lettura di questo libro probabilmente lo indusse a visitare a Bergamo la galleria Morelli dell’Accademia Carrara nella quale erano esposti i dipinti di Boltraffio, Botticelli e Signorelli, ossia quei pittori che avevano avuto parte nell’amnesia più nota al pubblico dei suoi lettori, nel 1898 scrive Meccanismo psichico della dimenticanza, mal tradotto: “meccanismo” richiama un automatismo!
Infatti il fenomeno psichico della dimenticanza avviene esattamente perché il soggetto ha una buona ragione per dimenticare, che dipende dal soggetto della dimenticanza, ma non intende riconoscerla, quindi è l’opposto dell’automatismo.
Si può capire da questo semplice esempio quanto sia difficile accogliere e far proprio il pensiero freudiano.

Nel 1900 (in Jones)(3). Martha insiste perché Freud incontri i Lustgarten e altri amici di Vienna al passo della Mendola (Merano) e perché mostri loro Venezia. Freud seguì il consiglio di Martha ed ebbe la sorpresa di incontrarvi la sorella Rosa, con il marito, e dopo un paio di giorni a Venezia andarono in Corinzia sul lago Ossiacher.

Nel 1902, due volte a Venezia; il luogo di partenza fu Konigssee presso Berchtesgaden dove Freud trascorse la maggior parte del mese di agosto con la famiglia. Poi, con Alexander da Bolzano via Trento giunge a Venezia il 28 agosto e il 29 riparte lasciando Venezia per Bologna e Orvieto, vi tornerà due settimane dopo il 14 settembre nel rientro da Napoli.
Scrive alla cognata Minna da Venezia: “con uno squisito caffè e dell’acqua ristorati dagli strapazzi del viaggio”. “Dinanzi a noi i cumuli di macerie del campanile dietro staccionate (il 14 luglio del 1902 era crollato il campanile di San Marco) danneggiando anche la Loggia di marmo della guardia del Palazzo Ducale e la Biblioteca. La chiesa (San Marco) è più bella che mai, come una giovane vedova dopo la morte del consorte“ .
Ma quando mai, ancora oggi dopo più d’un secolo e tutte le posizioni e lotte civili, riusciamo ad avere un pensiero così aperto sull’idea di matrimonio?
Nel 1913 marzo una settimana con la figlia minore Anna, che a dicembre compie 18 anni. Nel giugno viene pubblicato Totem e Tabù.
Nell’Interpretazione del sogno (1900) e in Psicopatologia della vita quotidiana (1901) Freud ritorna a Venezia al Lido con il sogno fatto nel ’97 del cranio di pecora sbeccato che da un lato riporta al galleggiamento e del “non affonda” della navicella psicoanalitica, sia sbeffeggiata e derisa, sia paragonata alla grandezza di Goethe(4).
La psicopatologia e la sua scienza della dimenticanza dei nomi, dove c’è ogni volta un buon motivo per dimenticare: è come trovarsi di fronte ad un’altra persona col proprio nome e cognome, è il tema del sosia; e Freud ci spiega che gli errori sono degli atti mancati che hanno le loro ragioni di essere nella storia del soggetto.

Un brevissimo accenno a Venezia Freud lo fa nel 1885 da Parigi scrivendo a Martha probabilmente riferendosi ad un invito fattogli da un collega di casa Charcot al tempo dei suoi studi sull’isteria, dove le scrive: “mi piacerebbe se potessimo accettare l’invito di soggiornare in palazzo Buffo a Venezia” (5). Siccome quest’accenno è del tutto oscuro, una della ipotesi potrebbe essere quella di palazzo Baffo a Venezia: un errore di scrittura o di traduzione.
Wilhelm Fliess funziona da suo analista, ma anche Martha e non solo…
La prima volta che giunge a Venezia il tono è entusiasta:
“non riceverai molte descrizioni -scrive a Martha- non è possibile farlo per l’ebbrezza che Venezia mette addosso. Stiamo straordinariamente bene e tutto il giorno abbiamo da passeggiare, imbarcarci, guardare, mangiare, e bere. La mattina andiamo sempre al Lido: per venti minuti facciamo il bagno in mare, con una sabbia deliziosissima sotto i piedi. Ieri siamo saliti sul campanile di San Marco, abbiamo attraversato la città a piedi partendo da Rialto”.
All’amico Fliess: “L’incredibile magia di questa città mi ha finora impedito di scriverti. Impossibile tentare di descrivertela”.
La psicoanalisi si può fare se ciascun soggetto ri-percorre il percorso della propria storia con un altro.

Freud tornerà con Martha, scrive a Fliss: “bisogna che Martha veda Venezia”:
A pag. 425(6): ”stavamo alle finestre della nostra camera sulla riva degli Schiavoni e guardavamo la laguna azzurra…” con Martha nel 1897, (non è nel ’98)!.
“In quel giorno si notava più movimento del solito. Si attendevano navi inglesi che dovevano essere accolte con solennità. Poi improvvisamente mia moglie gridò, lieta come una bambina: ‘ecco la nave da guerra inglese’. Nel sogno le medesime parole mi spaventano”.
Più avanti Freud, nell’Interpretazione del sogno cerca di elaborare gli elementi costitutivi della narrazione del sogno con le sue associazioni libere, gli viene in mente un’anfora etrusca, e una toeletta a lutto a cui assocerà la propria morte, anzi le loro: sono sepolti insieme a Londra in un’anfora etrusca! C’è poi il tema della paura o/e angoscia del naufragio, Freud in quel periodo non è affatto certo del successo della sua impresa. Qui non ho spazio di rendere i passaggi, e rimando alle pagine del testo.
E’ la prima volta che con l’Interpretazione del sogno vengono pubblicati scientificamente dei pensieri tristi ed inquietanti, senza piangeria, né malinconia, ma trattati come caratteri regressivi ed espressione infantile del sogno: la questione del naufragio, della sconfitta e della morte, temi che spesso ingombrano l’immaginario di Freud, come di chiunque che, dopo di lui, se farà un’analisi, si renderà conto su se stesso.
E Venezia, città costruita sull’acqua, rende bene lo smarrimento ed il rischio dell’incertezza delle fondamenta.
Paura o angoscia?
Freud da un lato è convinto dell’importanza del materiale su cui sta lavorando, dall’altro lato teme che tutto ciò gli possa sfuggire di mano.
Nell’ottobre 1897, scrive a Fliess “ la mia autoanalisi è la cosa più importante che ho per le mani”, e poco tempo dopo: “vidi il cranio di un animale piccolo che nel sogno pensai fosse quello di un porco: non escludo che esso sia associato con l’augurio che mi formulasti due anni fa, ovvero che anch’io potessi trovare al Lido un cranio di porco che mi illuminasse, come accadde a Goethe. Purtroppo però non lo trovai. Era dunque una piccola testa di pecora. Tutto il sogno era pieno di pungenti riferimenti alla mia attuale incapacità come terapeuta. Testa di pecora in tedesco significa “pecorone” “sciocco” “imbecille. Questo rimanda allo scacco in cui Freud si trova in quel tempo. Ma rimanda anche a Goethe, al grande scrittore e scienziato che difende i diritti dell’immaginazione scientifica in quanto ha rinvenuto un cranio sbrecciato passeggiando sulla spiaggia del Lido di Venezia, e da quell’incontro casuale ha ricavato una teoria rivoluzionaria che è stata respinta dagli scienziati suoi contemporanei. Freud immagina collocarsi idealmente a fianco di Goethe, anche lui passeggiando sulla spiaggia del Lido desidererebbe dimostrare la sua tesi sul sogno-progetto che andava elaborando.

Quattro decenni dopo la sua visita a Venezia Freud ricorre all’immagine dell’acqua: “a volte ho l’impressione non tanto di aver lavorato con l’argilla, quanto piuttosto di aver scritto sull’acqua. Vale qui l’avvertimento “ciò che è presto fatto è presto disfatto”. Quale costruttore di un ponte tra conscio ed inconscio, tra ragione ed immaginario Freud ha quasi timore di raggiungere regioni inesplorate, come di compiere un sacrilegio. In Venezia c’è anche terra, fondamenta, pietra. E la città psicoanalitica che Freud ha in mente deve appoggiare sulla terraferma del pensiero sano.

Perché il ponte non sprofonda?

Sta in piedi perché tutte le pietre vogliono precipitare in una sola volta, ma non possono. Evoco questa immagine edilizia perché in questa frase c’è lo sforzo di Freud di rendere il giudizio, di affermare il suo sapere, per portare il suo pensiero verso nuove frontiere, quelle che G.B. Contri riporterà nel diritto del pensiero di natura.
Per restare nella metafora edilizia occorre che queste pietre vengano ordinate, che abbiano un taglio ed una forma, e che occupino una posizione ben precisa. E’ una questione di ordine: tutto dipende, al pari di un gioco ad incastro, da come queste pietre verranno disposte ed ordinate. Questo è il lavoro lungo e difficile da fare in ciascuna psicoanalisi, a cui l’analista è impegnato nella stessa misura del paziente.(7)
Le vie acquatiche e terrestri di Venezia, con le loro reti di percorsi che s’intrecciano, diventano la scena in cui vediamo Freud alle prese con il suo progetto. Tra le grandezze a stento afferrabili ci sono anche le lievi pulsazioni della superficie dell’acqua dovute al ritmo delle maree.

Nella superficie si nasconde il profondo?

Ben presto Freud avrebbe imparato che il “profondo inconscio” è un propulsore non infinito e non inesauribile, come tutto il romanticismo ha creduto, ma un’energia limitata al servizio dell’uomo sano che può se intende conoscersi.
Ma di più: nulla è profondo, non c’è alcun mistero, tutto il pensiero può essere superficiale.
“Ma come sei superficiale!”: “sì, sono superficiale, cioè sano, sto bene con me stesso!”.
Le fondamenta di Venezia sono nascoste dalla superficie, e per conoscere dove Venezia si appoggia non è il caso di immaginare che cosa c’è sotto, occorre prosciugare l’acqua dei canali, che, attraverso la metafora, intendo equiparare al conoscere la storia del soggetto, cioè nel mettere in condizione il soggetto di ri-percorrere la lettura del proprio percorso.

Eventuali spunti d’approfondimento

* Terrorismo ed angoscia .

La Psicologia novecentesca nega la distinzione dell’angoscia dalla paura – angoscia: segnale del pensiero in contraddizione – collude insospettatamente con il terrorismo. Sono collegati sui due versanti opposti, ma speculari della “vivenza”: la sopravvivenza e la sottovivenza. Il terrorista è solo più drastico dello psicologo o del farmacologo, economizza sul tempo, accelera, ha fretta (come la “fretta americana” su cui Freud ironizzava a proposito delle psicoterapie brevi), chiude con l’angoscia, mette paura e basta.

* L’avarizia non è desiderio di ricchezza, ma la volontà che non ci sia guadagno per mezzo di una partnership, ossia che non ci sia vantaggio condiviso. L’accattone rappresenta l’avaro meglio di chi nasconde i soldi nel materasso o di chi toglie il cibo di bocca ai bambini. E’ l’avarizia come ideale, la realizzazione della purezza dell’ideale del non scambio, come tale astrazione pura.
L’avaro si toglie dall’essere fonte di iniziativa e di pensiero. Il pensiero è la prima iniziativa. Contro “il lusso del pensiero” il fanatismo terrorista procede dall’ideale puro. E non fa prigionieri. Toglie letteralmente di mezzo.

* Da giovane pensavo la psicoanalisi avvalendomi della similitudine dell’albero: le radici pre e proto freudiane, il tronco del pensiero saldo di Freud, le diramazioni principali in maggiori e minori, ed infine le foglioline con i singoli psicoanalisti. Rami recisi – deviazioni ed eresie – che avevano attecchito altrove, diventando a loro volta alberi o alberelli, un po’ concorrenziali, tutti impiantati in quel più o meno vasto e vago territorio della psicologia.
Questo modo di pensare la psicoanalisi è stupido ed errato.
Se vogliamo mantenere la similitudine dell’albero occorre perlomeno dividere il territorio in due: dove da una parte molto piccola ci sta un pezzettino di albero e di territorio e dall’altra la gran parte di tutto il resto che posso definire la gnosi della psicoanalisi.
“L’albero si giudica dai frutti” è il motto della Società Amici del Pensiero Sigmund Freud (SAP), società a cui appartengo e vi lavoro dalla sua fondazione nel 2009(8).
* “Bristol-Britannia” hotel a Venezia dove soggiornò nel…?
* “Kirsch”, acquavite di origine tedesca ottenuta dalla distillazione delle ciliegie.
* Il termine «baedeker» è un sostantivo invariabile tedesco ormai entrato nell’uso della nostra lingua: sta per «pubblicazione turistica o guida turistica tascabile» e ha la sua origine nel nome dell’editore tedesco Karl Baedeker (1801-1859) che pubblicava appunto questi libretti, molto diffusi. La parola è entrata in Italia fin dal lontano 1894. Il suo significato è quello di «guida turistica».

Che cosa denuncia Freud a Venezia?

L’avarizia e la miseria del pensiero psicopatologico – basta con l’anima! – è avarizia e miseria di pensiero.
Freud ha un ribollire dentro, tipico della sua persona, che vuol conoscere, che vuol dire, dirlo e dirsi: già nelle lettere della sua giovinezza a Eduard Silberstein in Querido amigo; in lui c’è il movimento di pensiero che lo porta a fantasticare, là dove la stanza del giovanotto sta stretta: fantasticare e studiare concretamente come il pensiero dell’uomo possa avere un assetto più consone all’uomo, che vuol dire più ragione e verità scientifica e immaginario, dove la creatività si coniuga con il lavoro della conoscenza del diritto del dirsi per leggere e pubblicare un reale più vicino all’uomo, e non ad una natura astratta, ma consone all’atto prodotto dal pensiero. Coniugare talento con ragione e logica per sottrarre l’anima all’infinito irrazionale del mistico, ed organizzarla per poterla leggere: una operazione che tante volte ho chiamato di de-idealizzazione.
Ci piace pensare di sapere che dopo Freud non c’è più un pensiero dello spirito diviso da quello del corpo, ma ciò non è sufficiente se restiamo fermi confondendo piacere con godimento!
Freud ha insegnato che questa divisione (corpo/spirito) è un falso, ma Freud a Venezia in vacanza ci vuole dire che non è sufficiente crederlo, che non è sufficiente che Freud l’abbia detto, occorre che ciascuno faccia proprio il pensiero, che lo elabori per sé e lo pubblichi. E per far ciò occorre un lavoro capillare ed importante di politica sociale di e per la psicoanalisi, lavoro letteralmente tutto da inventare, almeno in Italia.

Buon lavoro in vacanza.

Giancarlo Gramaglia, Torino, giugno 2016

1.Versione rivista dall’autore undici anni dopo l’incontro avvenuto al giardino di Villa Laguna, in Venezia Lido nell’agosto 2005.
2.“Non credi che su questa lapide un giorno si potrà leggere: In questa casa il  24 luglio 1895 al dr. Freud si svelò il segreto del sogno”. Lettera a Fliss 12 giugno 1900.
3.Vita e Opere di Freud, Ernest Jones, pag. 405 vol.1 (Il dato non ha altri riscontri se non in Jones). Mentre per tutti gli altri dati i riferimenti sono molteplici. In particolare si veda:  Lettere a Wilhelm Fliess 1887-1904, Boringhieri;  Il nostro cuore volge al sud. Lettere di viaggio. Soprattutto dall’Italia (1895-1923), a cura di Christfried Tögel, Bompiani.
Lettere 1873-1939 Freud, Boringhieri.
4.O.S.F. vol IV,  rimando a pag. 31, così come sempre dello stesso volume alle pagg. 77, 247, 255.
5.Da: Giancarlo Ricci, Le città di Freud, Jaca Book (1994), dal  capitolo  “L’acqua e la scrittura”, di pag 75.
6. Il sogno ben più vasto e complesso è noto come il sogno del Castello sul mare. Si veda: O.S.F. Interpretazione dei sogni, 1899, Bollati Boringhieri.
7.“Parlare è moto del corpo per la soddisfazione, e come ogni altro moto (mangiare , guardare…): hanno le medesime leggi in ordine alla meta” – scrive a pag 89 G.B. Contri, Il pensiero di natura. Dalla psicoanalisi al pensiero giuridico, Sic Edizioni, 3° ed. (2006) – alla cui cura ed attenzione ogni psicoanalista non può esimersi, se tale intende definirsi.
8. http://www.giacomocontri.it

 


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