Infedeltà: perché abbiamo paura di essere traditi?

Infedeltà

Infedeltà. La paura di essere traditi è molto comune nelle coppie ma non riguarda soltanto la vita coniugale. Per vincerla e costruire rapporti sereni la prima regola è imparare a restare fedeli a se stessi.

Infedeltà: l’altra faccia della fedeltà

Infedeltà. Le statistiche rivelano che nei fatti è molto meno comune di quanto si pensi. L’infedeltà dunque è sopravvalutata. Ma è proprio questa sopravvalutazione a dirla lunga su un altro aspetto, invece molto più comune, che spesso rischia di avvelenare i rapporti: la paura di essere traditi.

La paura dell’infedeltà può diventare un problema molto più grave dell’infedeltà stessa.

Per capire la paura dell’infedeltà è necessario prima afferrare il concetto di fedeltà.

Quando parliamo di fedeltà non ci riferiamo soltanto al matrimonio o alla vita di coppia. Esiste la fedeltà tra amici, colleghi di lavoro o magari partner commerciali.

Generalmente incontriamo la necessità della fedeltà laddove abbiamo stabilito un patto.

Il matrimonio non è garanzia di fedeltà

Tendiamo ad associare il concetto di fedeltà al matrimonio, ma sappiamo bene che il matrimonio non è la miglior garanzia di fedeltà. Ci basta osservare i re e le regine nella Storia, anche recente.

Per capire meglio di che cosa parliamo, pensiamo a come i partner spesso parlano del proprio compagno se messi in condizione di farlo liberamente. Per la maggior parte, queste testimonianze si rivelano un parlar male dell’altro.

Da molti anni scrivo e dico, utilizzando un piccolo gioco di parole, “tra di me mento!”.

Che cosa intendo?

Semplice: dove c’è tradimento, a monte sta una menzogna. Non è una bugia che diciamo all’altro. È una menzogna che diciamo a noi stessi.

La realtà di facciata che disturba i rapporti

Ovvero: perché il matrimonio non è garanzia di fedeltà?

Prendiamo di nuovo il re e la regina, simbolo storico del matrimonio istituzionale. Sappiamo che il re e la regina non possono tradirsi pubblicamente finché sostengono il regno. Sono costretti a vivere una doppia realtà: una pubblica legata al proprio ruolo e l’altra intima e personale. Questo vacillare e dover nascondere produce instabilità psicologica e conduce all’angoscia.

Lo stesso indentico meccanismo vale per ognuno di noi, anche se non portiamo la corona.

Come sconfiggere la paura dell’infedeltà?

Il lavoro psicologico di ciascuno su di sé, come insegna Giacomo Contri, porta ad interiorizzare e fissare il concetto di single: ovvero, individuo. Contri usa il termine Eremita. Ma non basta, prima di arrivare a capire che siamo individui, è necessario arrivare a riconoscere il bambino o la bambina che siamo stati.

L’infanzia è il momento in cui sai Chi sei e cosa vuoi. È un momento speciale che precede l’inizio dell’educazione. Riconoscerla, riscoprendo chi eravamo, ci mette in condizione di poter instaurare nuovamente rapporti sinceri, sereni e improntati alla soddisfazione reciproca. Rapporti capaci di fondarsi sulla reciprocità, nei quali riconoscendo a noi stessi i nostri diritti, sapremo riconoscerli anche all’altro.

Sono questi i rapporti capaci di produrre frutti perché non c’è nulla da omettere o da nascondere: sono rapporti convincenti e soddisfacenti per tutti.

L’eremita: ovvero l’importanza di restare single nel rapporto

Giacomo Contri chiama il single, ovvero l’uomo consapevole di essere individuo, eremita. L’eremita  è colui che ha trovato il giusto compromesso tra il proprio principio di piacere e il principio di realtà. In altre parole, l’eremita è colui che sa trovare soddisfazione nella realtà. Nel riconoscimento di sé e degli altri.

L’eremita resta tale anche da sposato, vivendo da solo in una mansarda o in una villa con piscina. L’eremita resta se stesso, senza sdoppiarsi, vivendo in armonia tra privato e pubblico. Sapendo che il piacere è tale quando la convenienza è per tutti. 

L’eremita è colui che non teme il proprio pensiero, ma anzi trova beneficio. Questo lo mette in condizione d’intraprendere rapporti con Chi è disponibile a fargli del bene, il quale a sua volta riceverà bene e soddisfazione dall’eremita, nella consapevolezza e padronanza del principio di realtà. 

Questo è un rapporto sano.

Se questa dinamica viene meno, ecco emergere la paura dell’infedeltà, punto di partenza di un’altra patologia che ben conosciamo: l’angoscia (o ansia).

Se proviamo angoscia a causa della paura di essere traditi, possiamo stare certi che il principale tradimento avvenuto è quello nei confronti del bambino che siamo stati.

Quel bambino, o bambina, che non sappiamo più riconoscere.

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