Al link www.bollatiboringhieri.it viene presentata l’opera delle edizioni digitali.
La pagina si apre nel vivace sfondo blu col riconoscibile disegno della copertina della veste editoriale italiana: nel “vai allo speciale” c’è il video di una decina di minuti dove si alternano alla presentazione il direttore editoriale, la storica traduttrice redazionale Renata Colorni, ed una psicoanalista della SPI.
Nel discorso accade che il direttore definisce junghiano il corpus freudiano, mentre poco dopoRenata Colorni fa risalire la data della morte di Freud al 1938.1
E va bene così: infatti Freud ci ha insegnato che il lapsus è sempre il segnale della competenza del pensiero che, anche umiliato, tenta in qualche modo di farsi riconoscere. Il lapsus potrebbe suggerire all’autore, se interessato e se non troppo perturbato, a riconoscere qual’è la via per cogliere il suo Colto ri-coperto dal sapere saputo della Kultura.
Sapere saputo che non riesce nemmeno più a fare da copertura proprio a quella persona che per tanti anni ha scritto e corretto la data di morte di Sigmund Freud! 2


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