L’ansia e l’angoscia sono state a lungo considerate come un disturbo esistenziale filosofico. Dalla scienza medica, più recentemente, come un disturbo biologico. Le emozioni sono state affidate al trattamento degli psicofarmaci ed alle sostanze inibenti che rendono il soggetto più conforme ai comportamenti prestabiliti.

La scarsa attenzione a questi errori, genera confusioni che sono causa di un elevatissimo costo sociale.

I disturbi dell’ansia sono di pertinenza della clinica psicoanalitica; sono tutti in relazione al non riconoscimento della legge primaria fondante di ciascun soggetto.
“Nel luogo dove c’era Es, l’Io deve avvenire”, questo è il progetto della psicoanalisi che è il progetto delle civiltà che coincidono, così ha indicato Sigmund Freud e da più di cento anni ogni attento percorso psicoanalitico lo conferma.

Madre natura può ancora portare conforto ai dolori del figlio nella ricerca della legge del padre? Qual’è la legge del padre?

Come rispondere a questa domanda che si fa sempre più angosciante?

E’ così grande la speculazione sulla natura che c’è da chiedersi dove sia e se ci sia un pensiero di natura.

Lo ri-troveremo!

Non è dato di scegliersi la madre, sicché – è necessario dirlo – ciascuno non è responsabile della posizione di partenza in cui si è ritrovato: è un accaduto.
Ma una volta colta la propria posizione occorre procedere.
Dalla psicoanalisi apprendiamo che combattere l’oppositore significa semplicemente rinforzarlo nella sua malattia, negarlo significa alimentare la perversione e il disagio della non curabilità: ma non è un porgere l’altra guancia in attesa di un domani migliore!
Oggi si può: si tratta di allearsi con un altro per ri-conoscere il diritto alla propria legge per mezzo di un impegno che in primo luogo è un onorare se stessi e la propria vita.
Non si tratta di ricorrere ad un aiuto chimico, ma ad un altro soggetto. L’angoscia è un segnale-sintomo, come l’urlo di Munch che attraversa il ‘900!

L’ immagine di quell’urlo è l’espressione dei disastri della storia del secolo scorso, così come l’angoscia è il segno delle vicende di quel tale che potrebbe diventare un soggetto attraverso una scelta di lavoro.
La persona angosciata ha perso la bussola, e non sa più dove indirizzare i suoi progetti universali.
Non sarà una questione farmacologica, neppure l’abbandonarsi ad un destino, ma è la questione psicoanalitica per eccellenza: là dove non c’è conoscenza della norma soggettiva occorrerà ripristinarla con un altro uscendo dall’oppressione.

Il progetto sarà quello di ritrovare la soddisfazione alla vita mettendoci ordine, sistemando, non nel comando, ma nella partnership.
Da un inconscio Es vulcanico ed incosciente ad un Chi cosciente. E’ così che ritroviamo il soggetto: come ha ripreso la lezione freudiana Giacomo Contri in lingua italiana nel Pensiero di natura.

L’angoscia non è tanto in relazione all’oggetto perduto, nel senso del perdere un amore che è mai perso, ma al timore della perdita dell’amore presupposto, cioè di quello che il soggetto ha idealizzato nella credenza del Vero Amore.

Dove c’è amore, non può esserci angoscia, ma solo lavoro di soddisfazione perché produce frutti.
Nella psicopatologia non vi è sede competente per individuare l’errore, nel senso che occorre l’aiuto di un’altro che abbia già ripercorso il tapis roulant dei propri pensieri e vi abbia riconosciuto gli errori ed imparato a correggerli, cioè a farne tesoro per sé stesso. In altre parole occorre accingersi ad un trattamento psicoanalitico sul divano.
Dall’esperienza del divano si può imparare che non è possibile cambiare la madre o il padre, invece è possibile imparare dalla propria storia ciò che di positivo ci ha fornito attraverso un’eredità, pur abbandonandone i vincoli per costruire una storia propria.

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