Freud scopre la nevrosi in un modo tale che implica una conseguenza necessaria: toglierla dalle mani dei medici senza che ciò conduca a risentimenti.
Anzi la questione potrebbe esaltare il medico stesso perché posto in condizione di capire problematiche delle quali lui (medico) si occupa degli effetti liberandolo da ciò che suppone cause ed introducendo una dimensione diversa di pensare.
In altri termini: è corretto che il nevrotico vada dal medico ad esprimere i suoi sintomi, solamente che poi si trova di fronte ad un esperto che non sa trattare la nevrosi, e non perché sia un cattivo medico, ma semplicemente perché non ha una preparazione in tal senso.
Anzi, cattivo ed incapace lo sarebbe, professionalmente e moralmente, se presumesse di saperle trattare!
Questa constatazione porta a tratteggiare e individuare la presenza di due figure completamente diverse: allora c’è da chiedersi quale medico?
E’ il medico allora a dover fare un salto: fatto ciò scoprirà che può diventare anche medico delle nevrosi, o comunque sceglierà lui e non solo per il titolo conseguito. Infatti la psicoanalisi è quel supplemento -non complemento- che perfeziona la medicina.
Qui dobbiamo però ancora affrontare un’altra conseguenza che Freud ha già trattato: si può diventare medico delle nevrosi anche senza essere un medico laureato alla facoltà di medicina. Ossia si può passare semplicemente al supplemento collegandosi direttamente alla competenza individuale del malato, e ciò è possibile ogni qual volta la nevrosi narcisistica può essere traslata, cioè passarla a nevrosi da transfert. Questo passaggio implica che l’ammalato si possa rendere competente e capace di amministrare il suo “male” – virgolette perché non è un male nell’accezione somatica.
Così procedendo il malato stesso si renderà conto che il suo recupero non appartiene ad un presunto ed irraggiungibile peccato originale, ma dipende dal riconoscere la propria storia che è originale perché unica. Il lavoro che gli competerà sarà di comprendere che è nato sano, non Dio né psicotico: ma è solamente diventato nevrotico perché impossibilitato ad onorarsi e a rispettare il proprio principio di piacere.
Qui dovremo sentire e capire come entrare in merito ad un lavoro di partnership, cioè imparare con lo psicoanalista a farsi carico della questione che molto spesso sembra davvero pesantissima, come se il soggetto avesse tutto sulle proprie spalle!
E’ sufficiente capire, come dice Giacomo B. Contri, che lo psicoanalista è un medico del pensiero per mezzo del pensiero, così come partner-avvocato del pensiero è difensore della salute, insistendo che se c’è una libertà è in primo luogo del pensiero. Ed è proprio nei regimi democratici che ci si è fatti derubare della libertà, intesa come verità costituzionale di ciascun individuo, della libertà di psicologia, come recita il terzo articolo della costituzione individuale.